Friday, 23 April 2021

Il governo continua a lavorare sul prossimo decreto legge per arginare l’emergenza economica legata all’epidemia del Coronavirus. Il provvedimento, che dovrebbe essere approvato in consiglio dei ministri subito prima di Pasqua, dovrebbe valere almeno 30 miliardi di euro, cinque in più rispetto a quello di marzo che ha messo in piedi una rete di bonus e sostegno a famiglie e imprese. Vediamo quali.

Spesa e cibo
Buoni spesa fino a 50 euro per nucleo familiare, pacchi di cibo consegnati dai volontari. Sarà l’Ufficio dei Servizi sociali di ciascun Comune ad individuare la platea dei beneficiari e a determinare il contributo da erogare per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali di alcune famiglie in difficoltà, dando priorità a coloro che non ricevono alcun sostegno economico pubblico. Per questa finalità sono stati stanziati quattrocento milioni di euro per 8 mila comuni: l’80% dei fondi - 320 milioni - sarà ripartito in proporzione alla popolazione residente; il restante 20% (80 milioni) in base alla distanza tra il valore del reddito pro-capite di ciascun comune e il valore medio nazionale. Il contributo minimo ad ogni comune «non» potrà comunque risultare «inferiore a 600 euro». I soldi saranno utilizzati dai Comuni acquisendo i buoni spesa per comprare i generi alimentari destinati alle famiglie oppure acquistando direttamente i beni.

Cassa integrazione
Sono partite le domande per la cassa integrazione, ordinaria o in deroga, fino a 9 settimane, altra misura per sostenere le aziende in crisi e con la cassa in deroga verranno assistite anche le aziende con un solo dipendente. La Cig in deroga prevede però un doppio passaggio. Le domande vanno presentate alle Regioni che, dopo averle accolte, le girano all’Inps, che a sua volta emette i decreti di pagamento. Per la cassa ordinaria, invece, l’interlocutore è solo l’Inps. Il governo promette che gli assegni (80% della retribuzione, ma con un massimale di 1.196 euro lordi al mese) arriveranno entro il 15 aprile, e sarà possibile grazie all’anticipo dei soldi da parte dell’Abi. L’associazione bancaria lunedì sera ha infatti siglato con sindacati e imprese: anticipi fino a 1.400 euro

Congedo parentale al 50%
Gli aiuti alle famiglie sono un importante fetta del maxi decreto «Cura Italia» approvato il 16 marzo dal governo: 10 miliardi, mettendoci dentro anche gli aiuti ai lavoratori, dei 25 miliardi totali stanziati per fare fronte, anche dal punto di vista economico, all’emergenza sanitaria. Nel Decretone rientra anche il congedo parentale di 15 giorni totali o frazionati, per tutti i genitori lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico e per quelli iscritti in via esclusiva alla Gestione separata. Se si ha diritto all’indennità, questa è estesa anche ai genitori lavoratori autonomi iscritti all’Inps. Per ottenere il congedo parentale, entrambi i genitori devono lavorare.

Baby sitter
Il bonus baby sitter è un’alternativa al congedo parentale e serve per pagare il servizio di babysitting per chi ha figli fino a 12 anni di età. Ha un valore massimo di 600 euro, che salgono a 1.000 per medici, infermieri, tecnici sanitari e ricercatori impegnati nella guerra al virus e nelle trincee degli ospedali, e anche per il comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico. Come funziona?

Partite Iva e collaboratori
È partito anche il bonus una tantum di 600 euro che il governo ha predisposto per le partite Iva e gli autonomi che dichiarano fino a 35 mila euro di reddito esentasse o a chi dichiara un reddito tra 35 mila e 50 mila euro ma che dimostra di aver subito cali di attività di almeno il 33% nei primi 3 mesi del 2020. La domanda va presentata online sul sito web dell’Inps.

Il prossimo decreto e il reddito di emergenza
Si lavora nel frattempo al prossimo decreto di emergenza che probabilmente metterà in campo misure per 18 milioni di lavoratori (16, quelli coinvolti nel decreto di marzo). Tra le ipotesi in campo, l’aumento del bonus autonomi da 600 a 800 euro, soluzioni per i lavoratori in nero, reddito di emergenza per lavoratori saltuari, colf, badanti e precari. Il reddito di emergenza potrebbe essere nell’ordine di 400 o 500 euro per massimo due mesi

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