Friday, 23 April 2021

Il creditore può procedere al pignoramento fino a massimo dieci anni dalla data in cui il decreto ingiuntivo è divenuto definitivo: la prescrizione decorre da quando scade il termine di quaranta giorni per l’opposizione.

Come i debiti non durano in eterno, anche le condanne a pagare hanno una data di prescrizione. Non fa eccezione il decreto ingiuntivo a cui il codice civile assegna una ben precisa “scadenza”, che è di dieci anni. Trascorso questo termine – se non arrivano nel frattempo lettere di sollecito – nulla più è dovuto al creditore. Ma procediamo con ordine e vediamo quando si prescrive un decreto ingiuntivo.

Cos’è un decreto ingiuntivo?
Ricordiamo innanzitutto cos’è un decreto ingiuntivo: si tratta di un ordine, impartito dal giudice a chi deve corrispondere dei soldi o deve restituire dei beni mobili a un’altra persona, di eseguire tale prestazione entro massimo quaranta giorni.

Il procedimento per ottenere un decreto ingiuntivo (detto anche procedimento d’ingiunzione o monitorio) è più rapido ed economico rispetto a una vera e propria causa. Infatti è sufficiente che il creditore depositi, presso la cancelleria del giudice competente, un ricorso con allegate le prove scritte del proprio credito. Possono essere prove idonee, ad esempio, le fatture, gli estratti delle scritture contabili certificati da un notaio, un documento firmato dal debitore, etc. In mancanza di prova scritta non è possibile ottenere un decreto ingiuntivo: in questo caso il creditore deve iniziare una vera e propria causa nei confronti del debitore, dando dimostrazione del proprio credito in modo diverso (ad esempio ricorrendo a testimoni).

Attenzione però: la procedura d’ingiunzione non può essere utilizzata per tutti i crediti. Infatti essa è possibile soltanto se il credito riguarda:

  • una somma di denaro liquida ed esigibile. Vediamo qual è il significato di questi due termini. Una somma è liquida quando è esattamente determinata nel suo ammontare: ad esempio, 1.560 Euro. Il credito è esigibile quando è già scaduto e il debitore non lo ha ancora pagato: ad esempio, la rata di un abbonamento;
  • una certa quantità di cose fungibili. Si tratta di cose che possono essere sostituite con una pari quantità di cose dello stesso tipo. Ad esempio: dieci chili di grano di una certa varietà; trenta metri di stoffa di lana merinos rossa;
  • la consegna di una cosa determinata. Ad esempio, se l’amministratore di condominio rifiuta di consegnare ai condomini la documentazione riguardante la contabilità dell’edificio, essi possono richiedere al giudice un decreto ingiuntivo nei suoi confronti.

Il giudice, esaminato il ricorso e i documenti allegati, ingiunge al debitore di pagare o consegnare quanto dovuto entro il termine di quaranta giorni, decorrenti dalla notifica del decreto.

Entro quanto tempo va notificato un decreto ingiuntivo?
Dopo che il giudice ha emesso il decreto ingiuntivo su ricorso del creditore, l’atto giudiziario va notificato al debitore entro massimo sessanta giorni. La notifica è la consegna formale dell’atto al debitore, fatta tramite l’ufficiale giudiziario. Quest’ultimo, se il debitore risiede nel territorio di sua competenza, gli consegnerà l’atto a mani; in caso contrario, gielo spedirà per posta osservando le formalità previste dalla legge.

Scaduto il termine di sessanta giorni il decreto ingiuntivo diventa inefficace. Questo non toglie che il creditore possa chiederne uno ulteriore al giudice. A tal fine egli dovrà depositare un nuovo ricorso e pagare le relative imposte, sempre che, nel frattempo, il suo credito non si sia prescritto.

Cosa avviene dopo la notifica del decreto ingiuntivo?
Una volta notificato, il decreto ingiuntivo resta in uno stato di “quiescenza” per quaranta giorni, durante i quali il creditore non può fare altro che aspettare. Infatti, ricevuta la notifica, il debitore ha tre possibilità:

  • pagare il creditore o consegnargli quanto dovuto. All’importo da corrispondere o alle cose da consegnare andranno aggiunte le spese legali liquidate dal giudice. Infatti, quando emette il decreto il magistrato ordina al debitore il rimborso delle imposte anticipate dal creditore (dette spese vive) e il pagamento dell’onorario dell’avvocato che ha curato la pratica, nella misura che è lo stesso giudice a stabilire;
  • proporre opposizione. Se il debitore ritiene di non essere tenuto a pagare può proporre opposizione dinanzi allo stesso giudice che ha emesso il decreto. In questo modo si instaura una vera e propria causa, nella quale debitore e creditore cercheranno di far valere le proprie ragioni portando prove a proprio favore. Alla fine il giudice deciderà emettendo una sentenza. Se quest’ultima è a favore del creditore, se cioè conferma l’esistenza del credito, andrà a sostituire il decreto ingiuntivo;
  • non pagare. In questo caso il creditore, trascorsi i quaranta giorni, potrà procedere a pignoramento nei confronti del debitore. Attenzione però: ciò potrà avvenire entro un termine ben preciso, anche se lungo; trascorso questo periodo il diritto di utilizzare il decreto ingiuntivo si prescrive.

Cosa è la prescrizione?
La prescrizione è l’estinzione dei diritti a seguito del decorso del tempo. Ti faccio un esempio: se dimentichi di pagare una mensilità dell’affitto e trascorrono cinque anni dalla scadenza senza che il padrone di casa te la richieda, il credito è prescritto e non sarai più tenuto a corispondergliela.

Per ogni categoria di diritti vi sono termini di prescrizione diversi. I crediti, di norma, si prescrivono in dieci anni, a meno che la legge non stabilisca termini più brevi (come nell’esempio che ti ho appena fatto del canone di locazione). Ci sono anche diritti che non si prescrivono mai: sono quelli specificati dalla legge, come ad esempio il diritto di proprietà o quello al nome.

Il creditore può interrompere la prescrizione e guadagnare più tempo per far valere un proprio diritto. L’interruzione della prescrizione si effettua inviando al debitore una richiesta di pagamento scritta. La comunicazione deve essere fatta in modo tale da avere la prova che il debitore l’abbia ricevuta: ad esempio a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento o, ancora meglio, tramite ufficiale giudiziario.

Quando la prescrizione è interrotta il termine ricomincia a decorrere da capo, a partire dal giorno successivo a quello in cui l’interruzione si è verificata. Torniamo all’esempio che ti ho fatto sopra, relativo al mancato pagamento di una mensilità di affitto. Può essere che il proprietario dell’immobile si sia accorto della tua dimenticanza, ma, visto che sei sempre stato puntuale, voglia darti la possibilità di provvedere al pagamento senza sollecitarti. Se però il tempo trascorre e cominciano a passare gli anni, il padrone di casa può decidere di inviarti una raccomandata chiedendoti formalmente il canone arretrato. Dal giorno successivo alla ricezione della raccomandata ricomincerà a decorrere da capo il termine di prescrizione di cinque anni.

Entro quanto tempo si prescrive il decreto ingiuntivo?
Una volta notificato il decreto ingiuntivo e divenuto definitivo in assenza di opposizione, il pignoramento è l’unica carta per recuperare i soldi. Ma che succede se il creditore tentenna e lascia passare molto tempo, addirittura anni? Anche il credito risultante dal decreto ingiuntivo, come tutti i crediti, va in prescrizione.

In questo caso si applica il termine di prescrizione ordinario, che come abbiamo detto è di dieci anni, e questo a prescindere dalla natura del credito per il quale si è chiesta l’emanazione del decreto. Facciamo l’esempio di una società del gas che abbia ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti di un utente, per il mancato pagamento di alcune bollette. Il termine di prescrizione che la legge stabilisce per queste ultime è di due anni; ma, dopo il decreto ingiuntivo, esso non vale più e si considera unicamente quello decennale.

Quello che abbiamo detto a proposito del decreto ingiuntivo vale anche per le sentenze di condanna. Poniamo che il debitore abbia proposto opposizione al decreto e che, a seguito di ciò, tra lui e il creditore si sia instaurata una causa. Se il giudice ritiene di dover confermare il decreto ingiuntivo emette una sentenza, con la quale condanna il debitore al pagamento della somma richiesta dal creditore, oltre alle spese legali. Ebbene, anche in questo caso il termine per dare esecuzione alla sentenza e procedere al pignoramento è di dieci anni.

Da quando decorre la prescrizione del decreto ingiuntivo?
Da quando iniziano a decorrere i dieci anni di prescrizione del decreto ingiuntivo? La Corte di Cassazione, a proposito delle sentenze, ha ribadito [6] che il termine di prescrizione previsto dal codice civile non decorre dal giorno in cui sia possibile l’esecuzione della sentenza e neppure dalla sua pubblicazione, ma dal momento del suo passaggio in giudicato, ossia da quando diventa definitiva. Ciò avviene quando sono trascorsi tutti i termini previsti dalla legge senza che la sentenza sia stata impugnata.

Quindi, adattando questi principi al caso del decreto ingiuntivo, i dieci anni di prescrizione decorrono da quando esso è divenuto definitivo, vale a dire dalla scadenza del termine di quaranta giorni entro cui può essere proposta opposizione. Se il decreto ingiuntivo invece è oggetto di opposizione la prescrizione (in questo caso della sentenza) inizia a decorrere dal momento del passaggio in giudicato della stessa (ossia quando sono scaduti i termini per proporre impugnazione).

Fonte: La legge per tutti

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